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Intervista Chiara Scipioni

Prosegue il nostro percorso alla scoperta dell’autore. Abbiamo fatto delle domande a Chiara, domande semplici e come spesso accade in tutte le sue attività scritte -le cose semplici diventano interessanti evidenziando questo suo modo allegro di affrontare tutto.

  1. Parlaci un po’ di te, della tua vita. Da dove vieni? Come diventi scrittore?
    Ho iniziato a scrivere già grande. Credo che ogni lettore forte, prima o poi, se risuona con quello che legge, sia destinato a scrivere.
    Io racconto sempre questa cosa, di me, e cioè che ho cominciato a leggere cogli Harmony di mia nonna. E, visto che la mia grande passione si sarebbe rivelata poi la letteratura, ma all’epoca era solo l’ambiente, per non buttarli li ho regalati alla biblioteca del mio paese. Da allora l’ho frequentata tanto, e ho letto tutti i classici che potevo e introiettato talmente quella letteratura (specie quella moderna, italiana e inglese) che, dopo una decina d’anni di buone letture, ho cominciato a scrivere anch’io.
    Tutto è iniziato dal mio blog, Diario di una mente cattiva, che però faceva recensioni (stroncature, più che altro) spiritose dei libri che leggevo. (Adesso il tono è totalmente cambiato, e i flussi di coscienza che popolano il mio romanzo hanno preso il sopravvento.)
    Da lì, sono passata a scrivere articoli per la rubrica Mente Cattiva su LSC Mag, il magazine di Liberi sulla Carta – una fiera dell’editoria indipendente e festival letterario che si tiene da più di dieci anni e della cui organizzazione faccio parte solo da poco, grazie a Fabrizio Moscato (il direttore artistico), che mi ha coinvolto proprio grazie al blog.
  2. Qual è il momento che dedichi alla scrittura durante il giorno?
    Magari potessi dedicare un momento della giornata alla scrittura!
    Purtroppo mi ritaglio pezzetti di tempo libero quando non lavoro e nei week-end. Io faccio l’ingegnere ambientale, di mestiere.
  3. Il tuo autore contemporaneo preferito?
    La risposta giusta a questa domanda è: dipende, come diceva sempre il mio professore di geotecnica, come pure Jarabe De Palo.
    Dipende perché, se intendi l’autore del mio libro preferito, che è Infinite Jest, ti rispondo David Foster Wallace, che però mi piace più come scrittore di romanzi piuttosto che di saggi (e Infinite Jest si eleva al di sopra di tutti gli altri suoi scritti, e raggiunge per me quell’Olimpo letterario a cui tenderò sempre).
    Se invece parli degli autori che più mi hanno influenzato in termini di scrittura e tecnica narrativa (ehm… non proprio contemporanei), direi Gadda, Pirandello, Balestrini, Joyce, Orwell, Faulkner.
    C’è poi quella dimensione favolistica di Calvino, Collodi e Carroll che mi affascina parecchio: nel mio romanzo ho infatti inserito una favola, non tanto con l’intento precipuo della favola stessa, che è un po’ quello moralizzatore, quanto per mutuare le riflessioni di Sofia, la protagonista.
  4. La tua opera nasce?
    Come una distopia (la parola più abusata degli ultimi diec’anni, insieme alla parola resilienza che, però, secondo me, faranno la fine delle pennette alla vodka).
    Inizialmente avevo pensato a una realtà futuribile in cui la spettacolarizzazione dell’io – cominciata com’è cominciata nella società moderna, ossia col voyerismo da reality show, che secondo me rappresenta l’emblema del suo depauperamento valoriale – sarebbe arrivata al parossismo, valicando i confini dell’etica, per cui, grazie a un espediente narrativo semplice, ho immaginato una specie di Grande Fratello in cui i concorrenti avrebbero agito sotto i comandamenti del pubblico, senza limitazioni. Un’aberrazione che, naturalmente, avrebbe comportato imperativi immorali, i quali a loro volta si sarebbero sustanziati nell’assassinio.
    Questo, però, mi ha portato a ragionare sul rapporto vittima-carnefice, e ne ho immaginato un rovesciamento: la morte alla ribalta di una vittima animale per opera di una concorrente – che ha lo stesso significato simbolico-propiziatorio dell’uccisione dell’albatro da parte del vecchio marinaio di Coleridge, dato che gli stessi concorrenti, all’interno delle coercizioni (anche spaziali) in cui si trovano a vivere, creano codici etici di riferimento simili ai ragazzini del Signore delle mosche – determina la sua morte, metaforica e no.
    Dunque, l’idea iniziale è stata stravolta dal mio personale substrato letterario, che porta la mia narrativa a sottendere sempre qualcos’altro. Da qui, sono arrivata a pensare al motivo per cui il potere potesse agire sull’uomo, e all’uomo stesso, alle sue ansie, alle sue paure, determinate sempre dal passato. C’è molto passato, infatti, nel mio romanzo, il passato di tutti i personaggi, tanto che alla fine ho creato un viluppo di racconti in cui il lettore deve orientarsi per capire quali fili narrativi si concludano e quali no, capire chi è chi e chi fa cosa. La trama, per me, quando scrivo e quando leggo, è sempre un elemento di sottofondo.
  5. Quanto ha influito nella tua formazione e nella tua letteratura il contesto sociale nel quale vivi o hai vissuto?
    Tantissimo. Quasi tutti i miei personaggi attingono alla collettività provinciale alla quale appartengo.
    Ho voluto descrivere una provincia che si contrapponesse alla città con la sua identità – per noi sabini, il confronto con la capitale, all’ombra della quale siamo sempre vissuti, si traduce nell’impossibilità o vergogna di esporre il proprio vero sé.
    Negli ultimi tempi, però, c’è sempre di più la tendenza a rappresentare la provincia coi suoi dialetti: penso a Accabadora di Michela Murgia, come anche all’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio, per citarne due. Così ho fatto anch’io: nel mio romanzo c’è tanto dialetto, ed è un dialetto puro, non imbastardito a favore della leggibilità, per incarnare tutta la sostanza delle nostre tradizioni.
    Ogni personaggio parla secondo la sua retorica; dunque, per esempio, Manrico parla per proverbi.
  6. Scrivere cosa rappresenta per te?
    In generale, la traduzione di quello che vivo e quello che leggo. In particolare, in questo romanzo, una sorta di catarsi, una pulizia dall’emotività degli ultimi anni, non solo per liberarmene, ma anche per ricordarla per sempre.
  7. Quanto di te c’è in ciò che hai scritto?
    Non sono mai stata una bambina prodigio, come Sofia, la mia protagonista, anche se mi somiglia parecchio (il fatto che lei sia così intellettualmente superiore alla media dei compagni è anche un omaggio a Hal Incandenza, il personaggio principale di Infinite Jest). Ho patito però, come lei, quest’urgenza di maturità che non dovrebbe mai appartenere a nessun bambino. Dunque, in lei, c’è una parte di infanzia negata che credo di aver vissuto.
    Di me, in lei, c’è anche l’amore per la matematica, un linguaggio sconosciuto a molti che però non è nient’altro che un sistema di riferimento, quello con cui Sofia decodifica le emozioni: è solo una bambina, e non ha ancora un’educazione sentimentale, per cui traduce tutto – anche la favola che le racconta il padre, la cui interpretazione dà il titolo al romanzo – attraverso l’unico codice che conosce, quello più semplice.
  8. C’è qualcuno che dovresti ringraziare per il supporto in quest’opera?
    Un po’ tutti quelli che hanno concorso agli episodi (veri) da cui ho preso spunto per le storie (false) che ho raccontato: la maggior parte dei miei amici e conoscenti sono protagonisti inconsapevoli del mio romanzo, e molti hanno ritrovato lì fatti che hanno vissuto e cose che hanno detto.
    Però, soprattutto, dovrei dire grazie a mia zia Lidia, che non c’è più, e che mi ha raccontato il suo passato, molto del quale è andato a finire nel romanzo. Forse le uniche vicende completamente vere sono le sue, anche se lei ha vissuto molto meglio di come io ne ho scritto.
  9. A chi hai fatto leggere per primo il romanzo?
    A mia sorella, che ha ovviamente colto molti riferimenti, personali e letterari. Questi ultimi, un po’ per mio volere, un po’ per volere della redazione di Castelvecchi, sono stati immortalati nella copertina, la cui illustrazione ha realizzato lei stessa e che cita Moby Dick nel capodoglio e Infinite Jest nelle nuvole. Il perché di queste scelte si capisce leggendo il romanzo.
  10. Se ti dico e-book, cosa mi rispondi?
    Di tutte quelle romanticherie sul profumo della carta non me ne importa gnente.
    Però, in e-book, io leggo solo i romanzi da spiaggia, quelli che mi impegnano poco, quelli che stanno tra uno strillo e l’altro della vicina d’ombrellone che increma il figlio con protezione 50+ per proteggerlo dai raggi UV che causano il cancro e il buco dell’ozono, signora mia.
    Questo perché credo che la materialità del libro sia ancora importante e sui romanzi che piacciono a me (quelli da-intellettuali-radical-chic-che-non-si-capisce-la-trama-perché-[di-fatto]-non-c’è-à-la-Infinite-Jest-o-c’è-ma-non-si-capisce-à-la-Trilogia-della-città-di-K) si devono prendere appunti scritti, per non dimenticarseli mai.
    Eddunque, l’e-reader, se non ci fosse, toccherebbe inventarlo, ma solo per le vacanze estive.
  11. I tuoi progetti per il futuro?
    Continuerò a scrivere e a non guadagnare per farlo!
    Se poi qualcuno mi volesse offrire un contratto da redattore editoriale, io mollerei tutto e, coi pochi soldi che la mia casa editrice di qualità mi pagherebbe, camperei di letteratura e carboidrati che costano poco e riempiono tanto. Entrambi.

Impressioni conosciamo Chiara Scipioni – Il teorema di esistenza degli zeri

Quando ho telefonato a Chiara non avevo idea di chi fosse. Mi sono imbattuto in una ragazza semplice dai modi garbarti e particolarmente allegra, la sua cordialità ha reso il nostro confronto un piacevolissimo scambio di pareri. Il suo modo di scrivere è identico al modo di essere e di presentarsi, un fiume in piena di parole e tantissimi concetti espressi con questo suo modo di fare unico – a cascata direi. E’ appassionata di letteratura, comprendi che la sua conoscenza è altissima su tanti argomenti, ed in ogni dibattito che svolge – lei certamente trarrà il massimo da tutto e da se stessa. E’ una persona preparata che arricchisce ogni cosa di cui parla di tutti quei dettagli che colorano le argomentazioni. Sotto tutti i punti di vista Chiara è artisticamente interessantissima. Ha quella particolare dote degli artisti che colpiscono naturalmente per il loro modo di essere indipendentemente da quello che produrranno. Ho avuto modo di parlare con una donna di una preparazione elevatissima che ha raccontato il suo libro totalmente ,senza tralasciare nulla, ha spiegato chiaramente quel senso di appartenenza al passato che tanto si ritroverà all’interno dell’opera attraverso aneddoti e piccole vicende vissute. Attingendo dalla sua vita ha sviluppato idee e personaggi trasportata dal suo sapere. E’ Ingegnere ma potrebbe serenamente occuparsi di letteratura. In tanti anni non mi ero mai imbattuto in una persona che amasse i numeri ma cosi brava anche con le lettere – evidentemente è un talento vivo e spontaneo in purezza. Chiara è stata una piacevolissima conversazione, molto spesso dimentichiamo quanto sia importante che un autore oltre ad essere uno scrittore ,sia anche un comunicatore. Lei lo è. Quando parlando del suo libro le ho esplicitamente detto il mio parere sul sensazione che si trattasse di un lavoro elaborato e molto impegnativo ,ho avuto modo di capire che grande artista sia. E’ consapevole che la sua letteratura è complessa, direi ed oserei dire innovativa e in certi casi eccessivamente innovativa – tanto ben fatta e strutturata da crearti delle difficoltà ad approcciare ai concetti della sua letteratura. La sensazione di voler mantenere intatto il suo stile letterario fa capire che non vuole cedere ai compromessi dell’editoria, lei è consapevole che potrebbe vendere un libro in meno, ma non cambia la sua idea di prodotto. Questo se mi permettete è un grandissimo pregio, che ci tengo ad evidenziare, sviluppare le propria arte, rispettando tutto ma mantenendo intatto il proprio concetto di opera significa, libertà – espressiva, artistica e professionale. Questo libro è una fotografia esatta dello scrittore, lo rispecchia perfettamente ed il fatto che sia cosi chiaro ed evidente non può che essere un pregio. Chiara Scipioni certamente è una donna che oltre ad un bellissimo libro, lascia in dote una bellissima impressione personale.

Il teorema di esistenza degli zero

Chiara Scipioni – Il teorema di esistenza degli zeri –

La prima cosa che mi colpisce dell’autore d’impatto è questa assoluta capacità che dimostra e manifesta attraverso il suo scrivere. Chiara Scipioni scrive magnificamente e non troverete pagina in cui il groove letterario vi deluderà. Si parte da una citazione forte che leggiamo all’inizio del libro dedicata alla madre. Tutto potrebbe sembrare scontato nel leggere semplici parole come “A mamma, che mi ha detto che avrei potuto fare tutto, anche scrivere un libro”. Solo dopo averlo letto – dopo aver assaporato il gusto di parole ben calibrate e assortite , cosi complesse e articolate ben orchestrate tra loro, si comprenderà che Chiara Scipioni nel riferimento alla madre dice tutto ciò che di più bello poteva dire e nell’unico modo semplice che troverete in questa meravigliosa Opera. Una letteratura sofisticata dolce, armoniosa che si arricchisce di personaggi e si amalgama in impeccabile narrazione che mai, scrivo mai, delude. Siamo in un reality in cui dobbiamo rincorrere Sofia tra le miriadi di descrizioni dei vari personaggi e il giallo che dobbiamo seguire che evidenzia i peggiori difetti della nostra società, la sua debole andatura che di umano ha poco. La più consolidata delle volontà mentre leggo è di non voler smettere. Si passa da dialoghi originali contestualizzati in dialetto romano a quelli più complessi e difficili che affronterà nelle differenti scenografie magistralmente esposte. Tutto condotto in modo esemplare .Ogni avvenimento è snocciolato ed espresso cosi vivacemente e profondo da rendere il lettore personaggio. Questa è la cosa che colpisce di più dell’autore ,questo senso di completo, di ininterrotto che riusciamo a mantenere inalterato durante tutta la lettura e queste sue immagini, descrizioni che ti invadono ti rapiscono fino a stordirti. Un libro complicato nel suo sviluppo a cui devi promettere da subito attenzione e dedizione. Dal dopo guerra al più evoluto dei periodi informatici/tecnologici resta sempre un opera ricca di spunti, di riflessioni di parole dolci e forti. Ho letto questo libro privo di ogni idea, di ogni parere – ne sono uscito con una consapevolezza migliore, con un senso di appagamento che un libro dovrebbe dare. E’ stata una lettura che ha richiesto energia, un libro che mi ha colpito per la sua identità raffinata e non artefatta – un libro difficile perché effettivamente complesso –complicato perché l’autore è originale e altamente preparato. Potresti annotare serenamente buona parte delle frasi che ti rapiscono in quest’opera ,parole profonde e grandi concetti che si sviluppano per tutta la sua struttura. Alla fine resti intrappolato tra i molteplici dubbi che devi riportare e la grandezza di un libro che resta impresso. Unico neo, unico difetto che riscontro – non è un libro per tutti, è un libro a mio parere difficile in cui sono troppe le difficoltà che si fondono tra significati complessi e concetti enormi– il rischio di confondersi è quasi scontato.
Questo libro entra di diritto in un 5 totale. Non ha difetti e si tratta di una letteratura di altissimo livello impressionante il suo modo di scrivere ,incredibile il modo di narrare di questo autore – innovativo e differente. Chiara Scipioni è uno scrittore completo e sicuramente destinato a fare grandi cose.

Casa editrice Castelvecchi editore

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La nostra esigenza è dedicare del tempo al libro che presenteremo.

Spesso scegliamo i libri in elenchi lunghissimi che scorriamo senza vivere l’autore e la sua opera.

Questa è la nostra idea

Antonio Caccio.

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Dal primo di ottobre inizieremo con la programmazione in cui presenteremo le vostre opere. Un gruppo di esperti lettori svilupperà recensioni e pubblicheremo i vostri libri con le emozioni che gli stessi hanno suscitato. Lavoreremo direttamente con gli autori e con piccole case editrici. Il nostro obiettivo è promuovere autori emergenti. Ci occuperemo anche di valutazione di testi e altri servizi in collaborazione con tutti gli autori.