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La Poesia di Marcello Comitini

Abbiamo scelto tre poesie dell’autore. Le abbiamo selezionate secondo un criterio personale, dunque non saranno le migliori o le più belle, sono quelle che maggiormente ci hanno colpito. Prima delle poesie però evidenziamo un passaggio del libro in cui l’autore crea un ponte con il lettore in cui quasi sussurrando ci racconta qualcosa di lui. Troverete differenti passaggi sul genere all’interno di questa raccolta e rappresenta un momento distensivo e di grande intensità.

I versi nascono quando il frastuono del nostro spirito si riversa, irruento come un fiume, sull’ampia pianura del nostro silenzio interiore. Lo colmano a tal punto da spingerlo a cercare e offrire alla massa pressante dei sentimenti, uno sbocco nel mare esteriore che s’infrange sugli scogli dell’esistenza. E questo perché l’udito e lo sguardo sono diversi. Chiunque abbia deciso di scrivere, deve saperlo. Deve saper tacere e vedere ciò che gli altri non vedono e non sanno di sentire.

Eclissi

Improvvisamente perfida la notte sparge

la sua luce fredda intorno al sole e rovescia il giorno

come acqua cristallina nell’oscurità di un pozzo.

Cos’è accaduto al cuore che ha perduto la sua voce?

E i tamburi senza suono scuotono nel buio

le lunghe aste vuote di bandiere?

Le nuvole impaurite hanno sgombrato il cielo

verso lo spazio

senza limiti nell’azzurro inesistente.

Perché c’è questa crudeltà di non vedere nulla

non sentire più il calore di chi ci sta accanto.

Brillano solo gli occhi. Tutto ciò che vedi non è che solitudine.

Un tempo interminabile. La notte ci ha lasciato dentro il cuore

il suo pugnale freddo

Nulla

Ora che hai consumato tutte le parole

come unghia spezzate su spuntoni di roccia

e il cuore gonfia a vuoto le vene del tuo sangue

mentre l’anima resta in una gabbia oscura

girati intorno e guarda più lontano

al di là dei tuoi piedi che scalciano nel vuoto.

Vedrai dispersi in un ventoso spazio

uomini in pace di aver parlato a lungo

di vittime e carnefici, d’ingiustizie atroci

dei dolori del mondo, senza aver detto nulla.

Nulla di sé o dell’uomo, nulla del dolore.

Ma forse nulla davvero andava detto.

L’anemone

Il sole brucia all’alba in una luce di sangue

e promette alla terra un altro giorno.

Come l’anemone schiude la corolla

e succhia dai tiepidi seni della notte

la linfa velenosa che stordisce.

Un altro giorno di vita – una ferita –

che leggermente sanguina e sfiorisceù

richiudendo in se stesso i colori della sera.

Cosa conta essere o non essere vicini? Conoscere o non conoscere? Conta la scomparsa, il vuoto, il dolore che li ha preceduti e che ha fatto penare anche noi in silenzio per il suo silenzio. Ora siamo qui sapendo che il suo silenzio sarà per sempre e che la sua anima non ci raggiungerà più se non per antiche parole che conserveremo nel nostro cuore. E tanto basterebbe se non sapessimo che il fiume continua a scorrere verso un mare tanto vasto quanto immemore.

Considerazioni finali dello Staff

E’ stato riduttivo selezionare tre poesie, può fornire un breve frammento di queste meravigliose poesie. L’autore ha una tenera andatura che consola ogni pena esaltando quel senso innato che esiste nell’essere di ricercare la bellezza, l’arte nell’arte.

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